“Un graffio d’innovazione”. Arte e tecnologia per ripensare la Civiltà d’Appennino

Gianni Lacorazza
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di Piero Lacorazza

“Un graffio d’innovazione” è il nome di un progetto nato dalla collaborazione tra Fondazione Appennino, Amministrazione Comunale di Brienza e Forum dei Giovani: insieme un ente del terzo settore, una municipalità, una rappresentanza dei giovani per una rigenerazione urbana che mescola identità, storia, street art e nuove tecnologia. L’estro come meccanica di una fantasia che afferma il primato sull’algoritmo, utilizzandolo ed umanizzandolo
La Città di Brienza è sede del Parco Letterario Mario Pagano, simbolo di un Sud che dall’entroterra ha dato natali e “forgia” a personalità che hanno contribuito in maniera robusta a costruire la nostra convivenza civica e democratica con basi ben solide nel diritto. È un caso, o forse no, che la tecnica utilizzata per questo originale e rigenerativo prodotto artistico – il graffito polistrato – abbia trovato la culla, grazie al maestro Giuseppe Antonello Leone, a Montemurro paese appenninico  che ha dato natali a Giacinto Albini, il Mazzini del Sud, protagonista del movimento unitario italiano.
Dentro l’Appennino si scava una parte importante della storia, così come per il graffito polistrato si “graffiano” le malte per portare alla luce colori ed anima in “quadri” che rappresentano, nel caso di Brienza, un richiamo alla comunità dal titolo  “PUNTO DI (NON) RITORNO“, una denuncia ed un appello per sentirsi protagonisti di un cambiamento necessario.
Un laboratorio a cielo aperto, segno che l’arte e la cultura, mescolate a partecipazione, esperienza, passione e idealità, rigenerano spirito e comunità.
E poi si incontrano i luoghi per la installazione di queste opere d’arte: una piazzetta, una bellissima fontana e un ex macello oggi sede del Forum comunale dei giovani.
C’è tanta innovazione in questo progetto, la cui ispirazione e costruzione ha la forza di un diamante per scolpire anche le nuove tecnologie ed utilizzarle per certificare o, come si dice, “notarizzare” anche, nella fruibilità del web, la “originalità”, la “unicità”, la “immodificabilità”, la “non contraffazione” con la creazione degli NFT (Non-Fungible Token) su blockchain.

Nel “Rapporto sul turismo italiano – XXIV edizione 2019-2020” (CNRR-IRiSS), nell’analisi delle opportunità proprio di questa tecnica del graffito sul turismo culturale, Gabriella Esposito De Vita, Pasquale Persico e Domenico Longobardi scrivono: “…Una strategia di lungo periodo potrebbe consentire di vedere l’arte contemporanea in contesti territoriali a bassa intensità e marginali del turismo quale attrattore di utenti che non si configurerebbero quali turisti-consumatori ma quali turisti-equivalenti, consapevoli ed interessanti a vivere una ‘esperienza’ umana e culturale completa”.

Sono le vette dei “luoghi non comuni” che scaliamo come Fondazione Appennino, più faticose ma sicuramente capaci di dare profondità allo sguardo, respiro al pensiero e “restanza”.

Anima e meccanica, umanesimo e scienza, sono i binari del progetto “Un graffio d’innovazione” che diventa anche simbolo della nostra idea di “Civiltà Appennino”.

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