di Piero Lacorazza (da www.civiltaappennino.it)
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio”.
Cosi Italo Calvino nel suo romanzo Le città invisibili
Potremmo dire che l’inferno è già qui: il Coronavirus nei numeri, nelle paure e se non restiamo a casa l’inferno lo “formiamo stando insieme”. Un fatto inedito; come del tutto sconosciuto è il “distanziamento sociale” in cui non c’è differenza tra vittima e untore, sei l’uno e l’altro al tempo stesso. Devi scontare la pena, più o meno pesante, da innocente. È l’inferno di un tubo che ti può strappare alla famiglia; se va male, ti spezza la vita senza ricevere una degna sepoltura.
Ma questo inferno lo vediamo. Siamo costretti a barricarci in casa…leggi tutto su www.appenninofondazione.it