di Piero Lacorazza (da www.civiltaappennino.it)
Calma! Non è un richiamo alle armi delle aree interne del nostro Paese. La nostra lotta, come sapete, è affidata alle parole, alla forza del pensiero e al cuore di un’Italia interna ed interiore che può battere ancora più forte.
Molte cose stanno cambiando e il rimbalzo di questa crisi pandemica sarà per alcuni versi anche più subdolo nei prossimi anni: si abbasseranno i riflettori mentre muteranno, in peggio, le geografie sociali ed economiche, culturali e territoriali.
E forse il confronto andrà aggiornato e nuove politiche programmate per evitare che nelle città si viva peggio e nelle aree interne non si sopravviva. Su questi temi ci torneremo.
Ma nella prospettiva di concretizzare l’art. 3 della nostra Costituzione non si può strattonare ed indebolire la Repubblica, una ed indivisibile che riconosce e promuove le autonomie locali.
“Guerra” Ranieri è uno dei maggiori esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, intervistato recentemente da Giovanni Floris a Di Martedì, ha in pochi secondi rotto il tabù secondo il quale la pandemia da Covid 19 avrebbe richiamato la necessità di riportare la materia “concorrente” nelle mani “esclusive” dello Stato. Sulla salute, e non solo, andrebbero segnalate stringenti norne nazionali in materia o l’interesse generale e il potere sostitutivo contenuti nella nostra Carta Costituzionale. Ma in verità le crisi, è accaduto in questi anni, spingono a restringere spazi di democrazia, di partecipazione. Ma in realtà non c’è crisi che si superi con istituzioni più forti e più larghi spazi di democrazia. Anche questa pandemia ci dice questo: sia con le parole di Ranieri Guerra – “le amministrazioni locali sono vicine alla gente… hanno la possibilità di interpretare la linea guida centrale… e applicarla in un contesto molto più appropriato di quanto non sarebbe altrimenti” – sia con la scelta europea del Recovery Fund o meglio Next Generation EU.
Sono proprio le ragioni di un diverso rapporto tra spazio e cittadini, tra democrazia e diritti, tra sviluppo e sostenibilità che impongono di aggiornare una riflessione sull’assetto istituzionale ed amministrativo del nostro Paese.
Oggi ci sono le condizioni per farlo perché dopo le sbornie da antipolitica e da rigurgiti di centralismo forse possiamo discutere più seriamente. E dopo i tagli alla base della piramide (comunità montane, province, comuni, regioni..) con il taglio dei parlamentari si è “mozzato” anche il vertice che a questo punto non può sostenere, sia in termini di quantità che di qualità, tutto il peso della democrazia italiana. Si apre quindi una nuova fase che, sui binari della efficienza e della prossimità, deve far correre la locomotiva sui livelli essenziali delle prestazioni (LEP) nell’unico contesto ora possibile: non più tagli ma investimenti per determinare un diverso e avanzato punto di equilibrio per la coesione sociale e territoriale. Ci devono spaventare meno le “limitazioni” se all’orizzonte, grazie alle risorse europee, c’è la potenzialità di disegnare un futuro.
È questa oggi l’opportunità per le aree interne e marginali, per la dorsale appenninica e montana, per rendere concreta la transizione ecologica, lo sviluppo sostenibile.
Alla luce di queste considerazioni pubblichiamo sia il video della dichiarazione di Ranieri Guerra ma anche gli articoli 3,5 e 9 della Costituzione Italiana che per noi sono “civiltà Appennino”.