Fiscalità incentivante. Si apre un varco per l’Appennino? | di Piero Lacorazza

Gianni Lacorazza
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(…quando la “rimozione degli ostacoli” è un dovere costituzionale)

di Piero Lacorazza


Ad ottobre 2023, Fondazione Appennino sceglie di dare il Premio Appennino alla Regione Emilia Romagna, consegnandolo a Montemurro, nel cuore dell’Appennino Lucano, al suo presidente, Stefano Bonaccini. Una scelta forte, non politica ma di politiche, per stringere un legame ideale tra le idee che da tempo su queste pagine stiamo esprimendo, sperimentando, e chi le sta provando a mettere in campo.

Pensiamo a politiche differenziate per esigenze diverse, per rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. Ai temi oggetto della nostra ricerca e delle nostre attività, e alla proposta di “cure paesane”, aggiungiamo una ulteriore riflessione che prende spunto dall”attualità.

Ed oggi vediamo che si apre un varco, anche se non è una galleria; è una proposta di legge avanzata dai consiglieri regionali del Partito Democratico della Regione Emilia-Romagna. Una proposta di legge che per competenza sarà spedita a Roma, in Parlamento, con la speranza che autonomia e politiche differenziate vadano nella direzione giusta.

Consentiteci dunque di dire che avevamo scelto bene con l’assegnazione di quel riconoscimento a Bonaccini, con l’idea che lo sguardo verticale della Penisola rappresentasse terreno di dialogo tra geografie, un inedito campo di alleanze che, anche a prescindere dalle parti politiche, tenesse dritta la colonna vertebrale appenninica, e quindi l’Italia.

Andiamo al merito.

È un progetto di proposta di legge alle Camere, ai sensi dell’art. 121, comma 2, della Costituzione, recante: “Fiscalità Incentivante per le Aree Montane Appenniniche Svantaggiate”. 

scarica il PDF>>>PDL fiscalità incentivante per le aree montane appenniniche svantaggiate

Si propongono incentivi per le imprese, per il personale scolastico e medico, per le abitazioni, per tasse scolastiche, etc, un modello ispirato dalla Zone Franche Urbane e dalla Zona Economica Speciale.

Una fiscalità di vantaggio, da applicare subito e in un tempo determinato, è un laccio emostatico per rallentare una emorragia in accelerazione dalle aree appenniniche verso le città la cui qualità della vita è comunque in costante peggioramento.

La fiscalità di vantaggio per questi territori è anche un investimento sulle aree urbane.

Non è da intendersi come una mancia o un favore verso le fragilità ma una scelta per evitare che l’indebolimento della colona vertebrale, l’Appennino, pieghi l’Italia; per consentire di individuare un nuovo punto di equilibro nella transizione ecologica, considerato che le nostre città sono mediamente distanti e ancora indietro rispetto ad un nuovo metabolismo ambientale e sostenibile.

Nell’esprimere un plauso per l’iniziativa siamo convinti che sia necessario lavorarci sul testo, metterci la giusta attenzione sia sul piano dei contenuti che del sostegno alla proposta.

L’iter prevede che il Consiglio Regionale dell’Emilia-Romagna approvi il testo prima di inviarlo all’attenzione del Parlamento. In questo lasso di tempo credo si possa aprire un confronto che accenda i riflettori sul percorso normativo al fine di far giungere valutazioni e proposte, anche “informando” le Regioni italiane, attraverso la Conferenza, di questa iniziativa legislativa, aperta alla partecipazione e al sostegno di quanti vorranno essere parte di questa sfida. Il metodo è fondamentale affinché l’approdo in Parlamento sia accolto in modo largo e giusto.

Nel merito si tratta di approfondire alcune previsioni normative, a partire dalla competenza e dai criteri per la individuazione delle aree oggetto della legge. Si assegna alle Regioni questo compito individuando, in base ad un Indice di Fragilità – si potrebbe chiamarlo anche in maniera diversa? – per comuni fino a 15.000 abitanti. Ovviamente ci sono contesti differenti in Italia, in cui, penso alla Basilicata, tolte le città capoluogo, quasi tutta la regione sarebbe coinvolta. In questo caso, inoltre, si incrocerebbe anche la Zona Economica Speciale e quindi si tratterebbe di approfondirne le sinergie, il valore aggiunto e l’efficacia, evitando sovrapposizioni e sprechi.

Questo tema solleva una riflessione sulla natura e la quantità dell’intervento fiscale.

Ad esempio è possibile proporzionare l’incentivo sull’Indice di Fragilità Comunale? Anche l’Appennino presenta differenze e forse andrebbe fatta una riflessione su una progressività inversa alla fragilità. Guardando ai dati e alle tendenze sociali, demografiche ed economiche le aree “fragili” nei prossimi anni potrebbero crescere per effetto di valutazioni, politiche e programmi che non tengano conto di “una ed indivisibile” Italia, in cui l’art. 3 della Costituzione – rimozione degli ostacoli – è una leva di sviluppo sostenibile più che una mano tesa. E aggiungo che oltre al tempo determinato in cui verrebbe concessa l’agevolazione andrebbe valutata anche una incentivazione verticale.

Si lascia alle Regioni non solo la competenza di definire l’area d’intervento sulla base degli indici di fragilità ma anche la possibilità di affiancarsi allo Stato con ulteriori incentivi e sostegni. E qui proverei ad introdurre degli elementi premianti per i territori che sono accompagnati da Regioni che nella loro programmazione introducano gli indici di fragilità (e aggiungo Goal e Target dell’Agenda 2030) come parametro ex ante, misurabile nel corso del tempo e valutabile alla fine. Mi rendo conto della complessità di questo meccanismo ma è necessario seguire una traccia di collaborazione e lealtà istituzionale, di responsabilità ed autonomia. Se dovessi spiegarmi con un esempio semplice – scusate l’eccesso – potrei dire: una Regione che non prende i soldi dal fondo per la montagna non può avere territori agevolati allo stesso di modo di chi invece intercetta queste risorse. Da un esempio banale potrei saltare alla complessità delle scelte che attengono la programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione.

Infine sento di dover segnalare anche la necessità di incentivare la mobilità verso l’Appennino. Lo smart working non può essere seppellito anche perché offre alle comunità opportunità inedite.

E le “cure paesane” di cui siamo da tempo promotori potrebbero aprire strade inedite in cui il buon e il bel vivere, il ben-essere, siano a portata di tutte le geografie e tutte l’età.

Si è aperto un varco in Appennino, proviamo a percorrerlo.

da www.civiltaappennino.it

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