Trivelle. Lacorazza: M5S e Lega gioco delle parti?  

Gianni Lacorazza
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L’attacco dei parlamentari M5S Liuzzi e Cillis al Sen. Pepe della Lega non convince abbastanza su due punti che ritengo segnalare all’attenzione dell’opinione pubblica lucana.

Evitiamo la confusione ed attendiamo di leggere le norme.

Il primo punto è nel riferimento ai 36 permessi di ricerca/coltivazione di idrocarburi su mare e terra ferma.

Parliamo di procedimenti in corso, proroghe o di titoli già rilasciati?

Poiché, per esempio, il rischio risiede nel fatto che le norme interverrebbero dopo il rilascio dei tre permessi di ricerca nel Mar Ionio.

Per questo sarà necessario approfondire ed evitare che il ritardo o l’errore esponga le norme a contenziosi.

Il secondo punto è relativo alla dichiarazione del Ministro Salvini: ok a trivelle in mezzo al mare.

Non si comprende bene cosa significhi la frase “ok a trivelle in mezzo al mare” se si pensa all’Adriatico, al Tirreno o allo Ionio, “mari chiusi”, in un Mediterraneo non oceanico.

Ricordiamo il disastro nel Golfo del Messico nel 2010; quale sarebbe l’impatto diretto ed indiretto di una eventuale perdita di petrolio sulla nostra economia del mare, ad esempio su quei balneari a cui è stata concessa qualche settimana fa una proroga per 15 anni per la gestione dei lidi?

Non torno sul Piano delle Aree o sulle questioni già segnalate e approfondite nel corso di questi anni grazie all’iniziativa referendaria promossa da dieci Regioni guidate dalla Basilicata.

Non vorrei che tra M5S e Lega ci sia in atto un gioco delle parti per individuare una mediazione che escluda, per esempio, il quesito su cui i lucani in maggioranza hanno votato il 17 aprile 2016: quello sulla vita utile del giacimento e sulle concessioni senza limiti di tempo che sottraggono al pagamento del tasse ed allo smontaggio delle piattaforme in mare i petrolieri.

Vedremo.

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