Lacorazza su Crisi politica e di governo: “Carta che vince, carta che perde”.  

Gianni Lacorazza
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Non siamo fuori da una stazione ferroviaria a tentare la fortuna ed assistere, cascandoci, al giochetto tra compari che stimolano a partecipare perché il premio è assicurato.

Fuor da metafora, c’è una chiara linea proposta dal segretario Zingaretti ed approvata dalla direzione nazionale del partito sulla quale è corretto attestarsi. No a maggioranze indistinte che imbarchino gli amici dei nemici di quell’Europa che ha riacceso la speranza anche in Italia con il Recovery Fund. Si ad un allargamento della maggioranza che sia coerente con la vocazione europeista perché su questa linea, se si dovesse andare al voto, è possibile costruire una battaglia a testa alta con la consapevolezza di poter vincere. Alle elezioni regionali e amministrative di settembre il Pd ha dimostrato, con candidature autorevoli e radicate nel territorio, che si può vincere anche quando la coalizione di governo si é presentata divisa e contrapposta.

Ai cittadini interessa la campagna vaccini, l’uscita dalla emergenza sanitaria, la risposta alla crisi economica e non la porta girevole in cui con estrema rapidità, e senza nessun mandato, si rimette in circolo, come se nulla fosse, chi ha determinato questa crisi: Matteo Renzi, con “carta che vince, carta che perde”.

 

Non si tratta di inaffidabilità. Non si tratta di risentimenti. Non si tratta di rancore. Ma di politica.

 

Le contraddizioni di questa coalizione erano chiare dall’inizio. Per me, e non solo, si è trattato di un “azzardo inevitabile” per ricostruire un campo politico largo e ripartire dal disastro, non solo elettorale, a cui ci aveva portato Renzi alle elezioni del 2018.

Prima ha favorito l’ascesa di Salvini al governo con un’intervista televisiva. Poi Salvini ha fatto cadere il governo e Renzi ha dato il via libera al Conte bis facendo, contemporaneamente, una scissione. Aveva bisogno di tempo per dare vita ad un progetto che si è bloccato al 2%? Oggi, a seguito di questo fallimento politico, prova a scomporre e ricomporre un quadro politico più paludoso in attesa di “influire” sull’elezione del Presidente della Repubblica e di trattare su legge elettorale e candidature in Parlamento.

Che senso avrebbe abbattere una maggioranza che lui stesso ha contribuito a far nascere? E con la quale, peraltro, oggi è inevitabile fare i conti.

“Mai dire mai”, “mai dire sempre”; la politica è l’arte della mediazione. Non sono ingenuo. Anche perché ci troviamo con un Parlamento eletto in un’altra era politica e che alla prossima legislatura sarà ridotto di circa un terzo.

Ma chi strizza gli occhi a Renzi in queste ore, fuori da un indirizzo discusso ed approvato in direzione nazionale, non aiuta un vero e necessario cambiamento della politica.

Tutti siamo chiamati ad un sussulto di responsabilità altrimenti non resta che la carta della chiarezza nel partito e nel Parlamento sapendo che le elezioni non sono il male assoluto.

 

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