Petrolio in Basilicata

Gianni Lacorazza
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È un post lungo ma non si può tacere.
Bardi (presidente) e Rosa (assessore) festeggiano (?), in molti non parlano, ENI e SHELL vincono ancora.
Da dove partiamo? Dalla delibera di giunta regionale numero 1038 del 3 settembre 2014.
In questa delibera c’é lo “sblocco” di 16 ml più 39 ml di euro dal 2015 al netto delle attività della Fondazione Mattei (6 ml di euro) e della gestione dell’Osservatorio Ambientale 8,8 ml di euro. In realtà sarebbe stata utile rileggere anche la delibera 1490/2014 ma non me la ritrovo.
Premessa politica
Affronto questo tema perché su “energia” e “governo del territorio” ho scolpito la mia posizione nel libro “Il miglior attacco é la difesa” (People. 2019) Per la cronaca ho fatto decine di presentazioni pubbliche e il libro è andato anche in ristampa; ancora nessuna SMENTITA!!! E su questo tema non torno poiché il PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile Aree Idonee) oggetto di Valutazione Ambientale Strategica che ha visto, naturalmente, la Regione Basilicata esprimersi, é stato oggetto di uno dei sei quesiti della iniziativa referendaria promossa tra il 2015/2016 e di una mia proposta approvata dal Consiglio regionale nella legislatura precedente. E su questo, come su altri 4 quesiti, si costrinse il governo Renzi a fare un passo indietro.
E nel dibattito congressuale regionale del Pd non si potrà far finta di nulla, altrimenti si rimuoverà il futuro; in quella fase si sono compiute scelte sbagliate e divisive. Non si sfugge al tema se si vuol costruire unità nel Pd come condizione necessaria e credibile per un’alleanza culturale, sociale e politica alternativa alla destra, totalmente inadeguata al governo della Regione. E gli atti sono scritti, le opinioni vanno via a seconda dell’onda che batte sulle spiaggia. Mi spiego meglio. Nel Pd e nel centrosinistra ci sono state posizioni diverse. É prevalsa quella sbagliata portata avanti dalla maggioranza del partito e della coalizione. Per ragioni di merito? Per la contingenza legata al potere espresso con il governo. Se oggi non si assumono, con scelte e atti politici, come patrimonio comune quelle posizioni ieri minoritarie ma giuste (transizione ecologica) e vincenti (art. 38 Sblocca Italia ciao ciao) si avranno tre effetti che il passato trascinerà.
1. Non si ricomporrá facilmente la frattura con la società lucana e sarà più complicato costruire un campo politico largo alternativo alla destra.
2. Ci sarà meno forza ed autorevolezza nel gestire, a quel punto, anche con i governi nazionali e le compagnie petrolifere – compreso gli interessi legittimi di lavoratori, imprese e territori -, il secondo quinquennio della concessione decennale (2024/2029), quello più delicato per vetustà d’impianti (saremo a 25 anni) e di preparazione alla transizione.
3. La destra utilizza termini di paragone che aiutano a vivacchiare basati sull’idea che non si è difeso abbastanza il territorio (invece noi siamo stati quelli del referendum) e si è incassato poco (le carte degli accordi 1998/1999 con ENI SHELL e 2004/2006 con Total dimostrano il contrario). Semmai come detto più volte ci sono stati problemi di gestione (ambiente e risorse) e di visione/strategia (la transizione energetica andava vista prima); come risulta evidente su questi temi il governo della destra sta peggiorando la situazione.
Nel merito
Parto dalla delibera di giunta 1038 del 3 settembre 2014 poiché penso abbia “ispirato” la dichiarazione del Presidente Bardi a seguito dell’approvazione in giunta regionale del nuovo schema di accordo con ENI SHELL sulle compensazioni ambientali: “… Vale sei volte gli accordi precedenti… “.
La delibera di giunta del 3 settembre 2014 definiva un importo di 54 ml (16 ml più 39 ml) a cui, con onestà intellettuale, si dovrebbero aggiungere i 6 ml di attività della Fondazione Mattei e i circa 9 ml per l’Osservatorio Ambientale. Dovremmo ragionare, quindi, su un totale di circa 70 ml di euro tra il 2014/2019.
Ma la delibera del 3 settembre 2014 di fatto non è un nuovo accordo con concessione scaduta (non si sottovaluti questo aspetto), come nel caso oggetto della dichiarazione del Presidente Bardi, ma un recupero e un’attuazione degli accordi del 1998/1999 a rilascio di concessione. Quindi, al limite, il termine di paragone, dovrebbe essere quello del 1998/1999 piuttosto che la delibera di giunta del 3 settembre 2014. E comunque qualunque altro atto é stato fatto con concessione in essere e non con concessione scaduta. Ad onore del vero anche con qualche inadempienza contrattuale – o scelta amministrativa/politica – da parte della Regione rispetto a vari procedimenti autorizzatori.
Quindi, qui c’è il primo grande punto di debolezza del nuovo accordo con ENI SHELL. Come per l’intesa con TOTAL si rinnova la “truffa” politica: si cambiano i termini di paragone per dare l’idea che si è fatto un “grande” accordo.
Dell’accordo TOTAL ne ho parlato nei mesi scorsi con dovizia di particolari taggando anche l’assessore Gianni Rosa. Nessuna risposta di merito. Ricordo uno dei punti “truffa” di quell’accordo: il calcolo degli importi é stato fatto a 30 anni perchè nel frattempo ‘grazie’ al comma 5 dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia la durata si è allungata. Anche nel caso dell’intesa con ENI SHELL il termine di paragone dovrebbe essere stato l’avvio della concessione e non ciò che è accaduto durante. Lo ripeto: si discute a concessione scaduta, non in corso. É vero che nel 1998/1999 partiva l’avventura “estrattiva” ma è anche oggettivo dire che oggi, e non allora, le Regioni sono tutelate maggiormente dalla Costituzione: dal 2001 l’energia, oltre al governo del territorio, é materia concorrente.
Andiamo avanti.
É da sottolineare che con il recente accordo non vi è stata nessuna partecipazione preventiva. Non c’è stato nessuno confronto di merito – amministrazioni locali, parti sociali, etc – tanto sul PiTESAI quanto su un accordo che “rinnoverebbe” per dieci anni la concessione ENI SHELL.
Una concessione scaduta, di questa rilevanza, avrebbe meritato altro metodo e un salto di qualità di merito che necessitava del coinvolgimento del Governo del Paese. É oggi che si deve discutere di transizione energetica. Se non ora quando? É oggi che si deve discutere di IRES (chiarire l’art. 36 del decreto Sblocca Italia) che potrebbe pesare per la nostra Regione 1 MD di euro di investimenti. Solo la quota di IRES che ci spetterebbe vale circa il doppio degli sbandierati risultati della coppia Bardi Rosa. Si si, circa il doppio.
ENI SHELL “concedono” circa 10 ml di euro all’anno per cinque anni per progetti di sviluppo.
Complimenti ad ENI e SHELL, non a Bardi e Rosa. Avete letto bene: si rinnova una concessione decennale nel pieno delle scelte sulla transizione energetica e quanto investono le compagnie petrolifere? 10 ml di euro all’anno. É così che si prepara l’uscita dal fossile per imprese, lavoratori, cittadini e territori?
Non è mi è sfuggito che ENI e SHELL hanno anche aggiunto altri 10 ml di euro all’anno per cinque anni che dovranno essere “spesi” dalla Regione Basilicata. Sapete a quanti milioni di euro ammontano le richieste delle imprese in uno degli ultimi bandi fatti dal dipartimento delle Attività Produttive? Circa 130 ml di euro. Fate voi qualche ragionamento.
E poi l’accordo prevede una parte variabile legata comunque al prezzo del barile e del gas. Non ve la dettaglio. Ma siamo alle solite. Qualche decina di milioni di euro in più o in meno. Ma anche considerando qualche decina di milioni euro in più spalmato nei dieci anni siamo nella incertezza di una politica strutturale per investimenti adeguati per due ragioni:
1. Nessuna idea su come investire queste risorse con il rischio di ripetere errori del passato.
2. Queste risorse dipendono dalla produzione e dal prezzo del barile, come le royalties. E nel passato abbiamo osservato anche alcuni problemi determinati da improvvise fluttuazione.
Sia chiaro se si assumesse il termine di paragone degli accordi del 1998/1999 siamo a molto meno poiché dovrebbero essere sommate tutte le voci “no royalties”, persino l’intesa istituzionale delle risorse prevista per il VI lotto della Tito Brienza, la Saurina e l’ Aviosuperfice di Grumento Nova.
Non prendiamo in giro i lucani.
Forse bisognava ragionare in termini diversi. La mia opinione è chiara in questo post. È chiara da anni: non sono un no triv ma ricerco punti di equilibrio nell’interesse dei lucani.
Ovviamente non sarebbe toccata a me questa prima analisi. Potrebbero esserci anche alcuni errori nei riferimenti alle fonti e quindi valutazioni imprecise. In questo caso me ne scuso e continuerò ad approfondire e studiare. Ma sono convinto che nel silenzio di tanti, quasi tutti, qualcuno su una materia così delicata deve continuare a combattere.
A combattere non contro le trivelle – su questo come già detto le mie posizioni le ho scolpite in un libro non in una dichrazione estemporanea o in un post o un tweet – ma per la trasparenza, la verità, la buona politica e il buon governo.
Se anche qualcuna/o dovesse ribaltare ciò che ho scritto sarei contento per aver rotto almeno la cortina fumogena e il velo di ipocrisie che appesantisce il presente e il futuro dei lucani.
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