Giornata mondiale dell’ambiente. Lacorazza: “Siamo il problema e la soluzione”.

Gianni Lacorazza
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“Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno.
Lasciate persino questo fardello a noi bambini. La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi”.
Quelle che leggete sono le parole che Greta Thunberg ebbe la forza di pronunciare, davanti ai rappresentanti delle varie nazioni, in occasione della ventiquattresima Conferenza delle Parti sul Clima (COP24) nel dicembre 2018.
Parole che furono uno schiaffo. E lo furono non solo perché a dirle a fu una bambina, ma perché al loro interno si indicava chiaramente la radice del problema – l’ingiustizia sociale – e dunque la soluzione: la giustizia climatica.
Pensate che, ogni anno, l’1% più ricco della popolazione produce 74 tonnellate di CO2. Il 50% più povero, invece, 0,69.
Come si crea, allora, la giustizia climatica? A partire dai nostri comportamenti quotidiani, certo. Ma poi, la soluzione vera è nelle decisioni e nei comportamenti politici.
Per questo serve chiarezza sul via libera a trivellare nuovi giacimenti di idrocarburi davanti alle coste venete, siciliane ed emiliano-romagnole. O sul rinnovo di concessioni per continuare ad estrarre petrolio su terraferma.
Non si posso liquidare queste scelta come “atto dovuto”, a maggior ragione da un ministro della “Transizione ecologica”.
La soluzione è nello sviluppo sostenibile, nella tutela dell’ambiente, nella giustizia intergenerazionale tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, su cui il Parlamento sarà chiamato a esprimersi e su cui ci aspettiamo che tutti convergano.
È nell’azzeramento dei contributi statali alle fonti fossili che, invece, pesano ogni anno 19 miliardi di euro.
È nella decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto che, per troppi anni, è stata non solo una fabbrica di lavoro e di profitti ma anche di morte.
È nell’economia circolare, nel controllo degli allevamenti intensivi e negli investimenti massicci nei trasporti pubblici.
Per troppi anni, la politica e l’economia hanno preferito voltarsi dall’altra parte, sebbene il momento di cambiare tutto fosse già ieri.
Lo è, a maggior ragione, ora.
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